• Italiano
  • English
  • Ven, 08/03/2013 - 16:42

    La città di Udine utilizza soluzioni open source da anni. Il settore IT del Comune si appoggia a molti provider di servizi IT locali. Ruolo importante lo gioca anche l'Università, dove questo tipo di sviluppo software è attivamente usato nell'insegnamento e nella ricerca.

    Il software open source è presente in quasi tutti gli uffici dell'aministrazione cittadina, La stragrande maggioranza dei server in uso, il 96%, utilizza la distribuzione Red Hat oppure Debian. Postgresql è il DBMS in uso. Sui computer dei dipendent OpenOffice è la suite più presente.Nell'immediato futuro il progetto è migrare i computer verso una piattaforma di virtualizzazione basata sull'open source.

    Fattore importante per la città è la possibilità di utilizzare il supporto di molte aziende locali ICT. L'utilizzo dell'open source da parte dell'amministrazione è anche esso un modo per migliorare la presenza di software house nell'area. Nel 2008 le organizzazioni datoriali ICT, l'università e il suo parco tecnologico, la città di Udine e altre amministrazioni pubblice locali hanno fondato il Ditedi, il Distretto delle Tecnologie Digitali, che aiuta lo sviluppo dell'industria IT regionale, ed è un modo per organizzare il supporto ICT per le amministrazioni pubbliche. L'organizzazione ha creato una squadra di aziende con skill open source.

    Un'altra ragione per il passaggio all'open source da parte dell'ammistrazione cittadina è stata la riduzione dei costi per le licenze software. Certo i risparmi sono in parte assorbiti dalla formazione del personale che deve gestire le applicazioni open source. Questo però nei fatti ha rafforzato i rapporti con le aziende ICT locali. Ad esempio la gestione documentale è fatta tramite Alfresco, nella versione Community e non in quella Enterprise. Per la soluzione dei problemi interconnessi a questa web application è diventato fondamentale il supporto fornito dalle aziende locali.

  • Lun, 18/02/2013 - 14:24

    Nel novembre scorso la Città di Monaco di Baviera ha stimato in oltre 10milioni di euro di risparmio di costi la migrazione al software libero e all'open source per le postazioni di lavoro e per la produttività degli uffici. L'amministrazione cittadina ha migrato 13.000 computer da Windows NT4 e Microsoft Office 97 ad Ubuntu (customizzato) e ad OpenOffice, come parte di un progetto chiamato LiMux. 2.000 postazioni girano ancora su Windows ma usano OpenOffice. La migrazione è iniziata nel 2004 e finirà nell'autunno di quest'anno.

    Secondo l'Ammistrazione di Monaco il progetto sarebbe costato 23 mln di euro, rispetto ai 34 mln stimati se l'Amministrazione fosse rimasta legata a Windows e a MS Office. I dati dell'Ammistrazione cittadina sono stati contestati da un studio di HP fatto per Microsoft, nel quale si denuncia che il progetto LiMux sarebbe costato 60.6 mln di euro, mentre  il passaggio a Microsoft XP e MS Office sarebbe costato solo 17 mln.

    Stefan Hauf, capoufficio stampa della Città di Monaco sostiene che il report Microsoft/HP si basa su parecchi assunti fallaci.

    Secondo Hauf, il report HP dà per assunto che i costi di supporto per 12.000 utenti del sistema operativo LiMux sarebbero partiti dal 2003. Questo non è corretto perché la migrazione è iniziata solo nel 2004 e solo quest'anno toccherà il numero di 13.000 utenti. Inoltre il report ha sovrastimato il numero dello staff del dipartimento IT che ha lavorato al progetto, considerato in 1000 unità, che è il numero totale degli impiegati del settore IT.

    Sempre secondo Hauf, il costo per migrare verso Linux le altre business applications, stimato da Microsoft in decine di milioni di euro, è oltremodo esagerato, perché il report riconosce l'entità di quante e quali applicazioni web-based possono essere utilizzate su LiMux senza modifiche significative. 

    Infine, il modo con cui il report caratterizza i costi relativi all'hardware di LiMux rispetto a Windows non è accurato. Paragonare LiMux, che è basato su Ubuntu 10.04, a Windows XP è un errore, perché le funzionalità di LiMux sono molto più vicine a Windows 7 con cui dovrebbe essere confrontato. Ma questo il report non lo fa.

    Per tutti questi motivi, Hauf è laconico: 'il report di HP non può essere considerato uno studio scientifico'.

    Al di là delle polemiche e degli interessi di parte, sosteniamo la scelta della Città di Monaco, la prima in Europa a scegliere in maniera così convinta e massiva il software libero e l'Open Source. Un modello di sviluppo tecnologico per l'Unione Europea e le PA del continente. 

  • Gio, 07/02/2013 - 14:46

    Negli ultimi post abbiamo segnalato più volte l'utilizzo di Drupal in alcuni dei principali portali governativi. Il Governo inglese nello sviluppare il portale ufficiale di Open Data, data.gov.uk, ha utilizzato Drupal per gettare le basi della loro presenza online. Attraverso un tema molto leggero, il portale è in grado di fornire una sola piattaforma per condividere i dati pubblici che possano aiutare la cittadinanza a comprendere come funziona il governo. Un altro punto a favore del portale è il fatto che il padre del web, Tim Berners Lee, sia il cervello dietro al progetto. 

    Il sito contiene ben 9021 dataset.Il catalogo gira su un'istanza di Ckan, il software open source per catalogare i dati. Gli sviluppatori del sito hanno preso l'ultima versione e hanno migliorato le sue funzionalità per andare incontro alle necessità del grandissimo volume di dataset nel catalogo. 

    Tra le sezioni, molto interessante quella riguardante i Linked Data, in cui è spiegato agilmente a cosa servono, come sono collegati fra loro e quali settori riguardano. 

    A giudicare dal risultato di data.gov.uk, c'è da pensare che Drupal sia il CMS migliore per sviluppare portali di Open Data. 

  • Mer, 06/02/2013 - 12:20

    Il successo di Drupal è sempre più inarrestabile. Oltre ai Governi statunitense e canadese che hanno scelto e rilasciato alla community una propria distribuzione del CMS open source, anche in Australia gli enti governativi utilizzeranno una distribuzione di Drupal specificatamente sviluppata per loro: aGov.

     

     

    aGov è una distribuzione open source di Drupal 7 sviluppata specificatamente per gli enti governativi australiani. Facile da installare e configurare, questa piattaforma CMS pre-impostata rispetta tutti gli standard del Governo Australiano e fornisce un pacchetto completo di funzionalità essenziali per la gestione di un portale. 

     

    Perché la scelta di Drupal?

    Drupal è il principale sistema di gestione di contenuti per sviluppare portali sicuri, sofisticati, flessibili e robusti per le agenzie di governo australiano, oltre ai network dei social media e alle applicazioni web. 

     

    Con il rilascio di aGov come distribuzione open source di Drupal, i dipartimenti e le agenzie del Governo australiano saranno capaci di rendere disponibili velocemente e a costi contenuti i loro portali utilizzando Drupal, nel rispetto della National Transition Strategy e nella partecipazione alla crescente comunità degli utenti di Drupal a tutti i livelli di governo.

  • Mar, 05/02/2013 - 14:16

    Il CISIS ha pubblicato la settimana scorsa il Rapporto sull'Innovazione nell'Italia delle Regioni 2012. Quando si parla di innovazione sarebbe opportuno partire dallo stato dell'arte, e il RIIR è sicuramente lo strumento adatto a fotografare la situazione data.

     

    In questi anni le Regioni hanno aggiornato le proprie strategie per la società della informazione e della conoscenza. In molti casi queste strategie assumono la forma di “agende digitali regionali”, talvolta anche nel nome, ma soprattutto nei fatti e nei contenuti.Tutto ciò sotto la spinta dell’Agenda digitale europea che ha aperto ad una nuova era delle strategie per la società della conoscenza.

     

    Qual è il ruolo delle Regioni? Le Regioni svolgono diversi ruoli contemporaneamente. Definiscono leggi e regolamenti che spingano vero il completo switch off digitale. Coordinano le azioni degli Enti locali, delle Autonomie funzionali, degli operatori economici e delle parti sociali per favorire sinergie. Diffonfono il riuso e valorizzano gli investimenti già realizzati.

     

    Cosa è stato fatto? Le Regioni hanno lavorato in questi anni per il miglioramento del tasso di fiducia e sicurezza delle reti, per portare internet veloce e superveloce ai cittadini, per porre le premesse della piena transizione di servizi pubblici e privati verso il digitale; hanno messo in campo azioni mirate ad innalzare il livello delle competenze digitali e offrire servizi on line accessibili; hanno favorito l’impiego dell’ICT in modo intersettoriale per rispondere alle sfide emergenti in campo ambientale, sociale, sanitario, della mobilità.

     

    Leggi regionali: quasi tutte le Regioni (eccetto la Campania, la Calabria e le Marche) inquadrano il tema della digitalizzazione in leggi dedicate alla società dell’informazione.Sono 28 le leggi regionali fin ora approvate. Accanto alle leggi regionali di tipo “generale” (presenti in sette Regioni) che definiscono il contesto regionale, sono nate nuove leggi dedicate alla sistematizzazione di temi specifici, come il pluralismo informatico, gli open data, la semplificazione amministrativa. In particolare sono state pubblicate nell’ultimo anno nuove leggi su pluralismo informatico e open data in Piemonte, Puglia, Lazio e Provincia di Trento.

     

    Le risorse: le Regioni hanno già programmato (2007-2013) un importo complessivo di  5,3 miliardi di euro dedicati alla società dell’informazione dalle strategie regionali. I capitoli più sostanziosi sono quelli dell’e-health (559 milionidi euro investiti), degli Enti locali e della Ricerca e Innovazione. Le Regioni investono complessivamente 113 milioni di euro sull’interoperabilità e circa 85 milioni di euro sulla dematerializzazione. Per Enti locali e digital inclusion sono investiti complessivamente 615 milioni di euro. Interventi di questo tipo spesso si integrano in Piani di e-Government realizzati nel contesto della governance territoriale (community networks).

     

    La governance regionale: per ciascuna Regione sul suo territorio, sono le community networks gli strumenti della governance che nel tempo si stanno rafforzando anche per la necessità di trasferire agli enti sub regionali il portato di innovazioni definite a livello nazionale e gli standard definiti a livello interregionale. Sono 16 le Regioni che hanno attivato una Community Network, tra queste l'Emilia Romagna è la regione che ha attivato più servizi nella sua rete.

     

    Banda larga: i dati sul digital divide evidenziano un progresso rispetto allo scorso anno per quanto riguarda la copertura della banda larga di base. Complessivamente in Italia tale divario si sta riducendo. I dati presentati nello scorso Rapporto RIIR indicavano un digital divide complessivo in Italia pari al 9 per cento, oggi ridotto di oltre 4 punti percentuali. Sulla banda larga ad alta capacità il Paese è, invece, molto indietro. Le risorse programmate per la banda larga dalle Regioni ammontano a circa 593 milioni di euro, quelle individuate ad oggi per la banda ultra larga a circa 448 milioni di euro. 18 sono le Regioni che hanno attivato un piano regionale per la Banda larga, tra queste il Friuli è quello che ha investito di più con 125mln di euro.

     

    Interoperabilità e cooperazione applicativa: oggi tutte le Regioni e Province autonome hanno ormai una porta di dominio (21 porte regionali in esercizio, di cui 15 sono qualificate e una in fase di riqualificazione), primaria condizione per l’avvio di scambi tra amministrazioni in cooperazione applicativa. Sono state dispiegate presso i soggetti del territorio 671 porte di dominio (erano 384 lo scorso anno).

     

    Sicurezza ed efficienza energetica: sono 11 le Regioni con Unità locale di sicurezza. Di queste 3 hanno approvato un piano di Disaster Recovery, 1 un piano di Business Continuity, 7 entrambi i piani. Il tema della sicurezza si connette a quello del “green computing”, ovvero di un utilizzo ecologico ed altamente efficiente degli strumenti. La Regione con il maggior numero di azioni intraprese in questo senso (8) è la Sardegna.

     

    Identità regionale federata: 19 tra Regioni e Province Autonome prevedono di attivare il sistema di identità digitale federata e 18 hanno già un progetto in tal senso. La maggior parte dei progetti coinvolge attualmente le identità degli operatori della PA, mentre in indici casi i sistemi coinvolgono l’identità digitale dei cittadini.

     

    Firma digitale: l’utilizzo della firma elettronica è diffuso in tutte le Regioni. Sono 18 ad avere disponibilità di una firma digitale, la firma più “forte”, mentre la disponibilità di una firma elettronica qualificata è una realtà per otto Regioni (che comunque hanno tutte contemporaneamente la firma digitale). Sono sette le Regioni che hanno una firma avanzata quasi sempre associata ad una tipologia più forte.

     

    Pagamenti elettronici ed e-procurement: è possibile effettuare pagamenti on-line di prestazioni sanitarie presso sei Regioni (in due casi si tratta di una sperimentazione). Per due Regioni il servizio è tuttora in fase di progettazione. Maggiore il numero di Regioni (10) che consentono pagamento on-line di tributi regionali (bollo auto). In otto Regioni è presente una piattaforma integrata per il pagamento on-line. Quasi tutte le piattaforme hanno caratteristiche di integrazione quali la possibilità di visualizzazione della situazione debitoria dell’utente o la possibilità di effettuare pagamenti generalizzati verso uno o più enti.

     

    Sanità: i Ministeri e tutte le Regioni stanno lavorando alla realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Il Fascicolo risulta già realizzato in cinque tra Regioni e Province Autonome (Lombardia, Provincia Autonoma diSc Trento, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna), è in fase di sperimentazione in sette Regioni (Piemonte, Liguria, Marche, Veneto, Abruzzo, Campania, Basilicata), in corso di realizzazione o comunque previsto nelle altre Regioni.

     

    Open Data: le Regioni, prima fra tutte la Regione Piemonte, hanno anticipato il percorso e animato il dibattito. Oggi sette Regioni hanno dato un inquadramento normativo o regolamentare al tema degli open data, formulando in alcuni casi delle leggi regionali dedicate. Sono attivi otto progetti in altrettante Regioni per la sistematizzazione e liberazione dei dati, altre otto Regioni hanno di recente avviato la programmazione di un intervento di questo tipo. Le Regioni che già pubblicano dataset sono nel complesso tredici: in dieci casi è previsto un portale dedicato, nei restanti tre casi si prevede di realizzarne uno mentre i dataset sono comunque disponibili sul sito regionale istituzionale. Nel complesso sono 984 i dataset pubblicati dalle Regioni: 454 solo in Piemonte sui temi più vari, 303 in Basilicata (tutti geografici), 165 nella Provincia Autonoma di Trento.

     

    Inclusione digitale: 16 Regioni dichiarano di avere programmi per la formazione di livello base (10 Regioni) e a più livelli (12). In dieci Regioni è previsto un diretto coinvolgimento della cittadinanza nelle dinamiche formative dedicate all’alfabetizzazione digitale. I luoghi dell’alfabetizzazione “in presenza” sono i PAAS (Punti di Accesso Assistiti ad internet). L’esperienza per molte Regioni va avanti da diversi anni: i centri di accesso pubblici regionali sono 1200, coinvolgono circa 900 Comuni e oltre 700 associazioniInclusione digitale.

     

    Scuola: gli interventi più diffusi tra le Regioni sono quelli per l’informatizzazione delle aule e dei laboratori e la pubblicazione di portali regionali della scuola che riportano informazioni sulle opportunità formative offerte dalla Regione, eventi, progetti in corso, risorse, mentre non sono ancora presenti in modo diffuso software didattici e altri contenuti per la didattica. Le risorse più significative sono investite in aule e laboratori multimediali e in modo complementare per realizzare reti di accesso ad internet. Nove Regioni finanziano interventi per la formazione dei docenti all’uso dell’ICT e altrettante sostengono le famiglie nell’acquisizione di dotazione tecnologica e di connettività, o con iniziative di formazione.

     

    Investimenti in Ricerca e Sviluppo: in un contesto di incremento della spesa nazionale per R&S (in termini nominali) del 2,2% tra 2009 e 2010, le regioni italiane confermano rilevanti differenze, sia in termini di struttura del sistema della ricerca, che di dinamica delle spese per R&S. La Lombardia è sempre la regione con spesa per R&S più elevata, seguita da Lazio, Piemonte ed Emilia-Romagna. La R&S si conferma come un fenomeno caratterizzato da elevata concentrazione: le quattro regioni citate rappresentano oltre il 59% della spesa per R&S totale. Con riferimento alla percentuale di spesa per R&S sul Pil (si può ricordare che l’obiettivo generale Ue, al 2020, per questo indicatore è il 3% e quello nazionale 1,54%). Il dato italiano 2010 è pari a 1,26%, ma le regioni si diversificano  sostanzialmente passando dal 2,03% del Trentino, allo 0,46% della Calabria.

     

    Quali sono le sfide per il prossimo futuro? Bisogna puntare sulll’offerta di servizi,e favorire così la partecipazione ai processi da parte della cittadinanza. La strada è quella della piena digitalizzazione. Concluso il percorso dell'interoperabilità, la sfida è quella della liberazione dei dati della PA. Insieme ovviamente agli interventi infrastrutturali, in primo luogo la condivisione di banche dati ed anagrafi pubbliche, e regole chiare sull'identificazione degli utenti e dei loro diritti digitali, l'abilitazione piena al pagamento online, lo sviluppoi di una infrastruttura interoperabile inerente i dati territoriali.  

     

     

Kelyon s.r.l. - © 2008-2012 - P. IVA 05921651211